Dopo alcuni giorni di vacanza a Firenze, vacanza breve ma cmq intensa, eccoci all'appuntamento con quella che scherzosamente chiamo la "terza festa della donna" cioè Halloween o Festa delle streghe. Perchè dopo il 6 gennaio e l'8 marzo, questa festa chiude il ciclo, e vorrei dire, neppure troppo ironicamente, che quello di essere anche un po' streghe fa parte, in maniera molto positiva, delle donne. E noi, poveri maschietti, non possiamo che seguire quel vecchio slogan per cui "Al primo sorso affascina, al secondo...Strega!", perchè ci succede proprio così. Mistero affascinante il vostro, e che perciò da sempre l'uomo cerca di limitare, esorcizzare, minimizzare o ironizzare, per paura o peggio, per pura sete di potere o di prevaricazione maschile. E dopo gli anni felici della contestazione, quando le mie amiche più grandi se ne andavano all'università e sfilavano con slogan ormai passati alla storia, oggi si è in piena regressione culturale, anche se
fortunatamente i passi avanti fatti quella volta non sono stati del tutto cancellati. Molto resta da fare, credo, ma qualcosa fortunatamente è stato anche fatto. Il pericolo di una mercificazione resta comunque, tra veline e grandi fratelli, calendari e foto in rete, chirurgia estetica e ricerca della bellezza del corpo fatta di per sè, senza inserire il corpo nel contesto di un'anima o di un cervello. Per cui lo slogan femminista sulle streghe oggi è stato allegramente riciclato in feste di paese, in cui si elegge "Miss Strega". Tutte molto carine, queste ragazzine, per carità, ma i tempi sono tutti diversi, non c'è niente da fare. Silvestro sta benissimo, non mi ha seguito nella mia vacanza, ma l'ho trovato in forma, e pronto per questa che è anche un po' la
sua festa, visto che è un gatto nero
. Io non posso che farvi i miei più sinceri
auguri, care le mie lettrici: streghe o streghette, fate o fatine, vi invito tutte virtualmente, in questi giorni, nella mia cucina ad assaggiare una bella torta di Hallowen con un bicchierino di liquore ad hoc, e vi chiedo con tutto il cuore di rimanere quello che siete, senza farvi fregare dalla tv o da internet. Quello virtuale è un mondo fatto di sogni spesso costruiti a tavolino, quindi, se qualcuno tenta di raggirarvi, reagite! Voi siete migliori di tanto pattume che gira a proposito delle donne. Ma io non credo che voi abbiate bisogno di queste raccomandazioni, so bene di avere amiche e lettrici di livello. Perciò torno in cucina a finire la mia torta e a continuare serenamente la vita da Casalingo.
Quasi Disperato 
E' un autunno stanco e un po' rassegnato il mio. Tra le prime copertine dove Silvestro si accomoda, mezzo infreddolito, e le giornate sempre un po' più corte, questo luogo virtuale a volte mi sta un po' stretto. Sarà che ne sento dire tante, forse troppe, sarà che c'è sempre qualcuno che approfitta dell'anonimato (da me cordialmente odiato e combattuto), per tirare qualche brutto scherzo ai soggetti più deboli, donne e bambini on line soprattutto.E' vero che qui mi presento con un nick, ma chiunque voglia potrà ed ha potuto conoscermi senza il minimo problema. Così resisto alla tentazione di dire "basta" solo perché il blog è un mezzo d'espressione che mi si addice, molto di più che i giochini di FB, dove pur sono presente, e dove "incontro" ogni giorno amici e parenti. E poi ci siete voi che mi leggete, e che avete per questo Casalingo un affetto tutto speciale, tra il serio e l'ironico, come sono io. Però, quando sento ancora dire che c'è qualcuno che approfitta di questo mezzo, diventato ormai di uso normale, per tentare di rovinare inutilmente la vita altrui, io ci rimango male. E non mi venite a dire
che tutto dipende da noi. Quando si incontra un lupo travestito da agnello è già difficile da individuare nella realtà, figuriamoci nella virtualità. Visto però che la madre dei cretini è sempre incinta, bisogna rassegnarsi a veder crescere la zizzania in mezzo al molto grano buono che c'è in rete. Questi fatti, quando vengono da me conosciuti, mi rattristano e mi confermano che la trasparenza di dati e di atteggiamenti paga sempre in meglio. A conferma di questo ci sono i fatti: mai avuti problemi on line, ed alcune di voi sono passate dalla conoscenza qui a quella in chiaro di FB senza che nulla sia mutato nei nostri buoni rapporti di vicinato virtuale.Oltre a questo, è il periodo dei cambi di stagione, che porta ad impegni abbastanza gravosi, e che staccano dal divertimento della scrittura. E per ultimo, ma non da ultimo, c'è lei, un ottimo motivo per allontanarmi un po' da questo mondo virtuale, che è tanto bello, ma sempre virtuale è. Perciò mi preparo ai giorni che ci portano dritti verso la fine dell'anno con tanta stanchezza, ma con molti progetti e la consapevolezza che il lavoro, anche se duro, pagherà anche questo Casalingo.
Quasi Disperato 
E' un paese piccolino e grazioso, appoggiato sui declivi dolci ed imponenti dei Sibillini. Dove antichi oracoli e leggende moderne si inseguono, a due ore dal mare. Dove la roccia, grigia di pietra e bianca di neve, si inerpica fino al cielo, e si apre ad insospettabili altipiani, arrampicati lassù, pieni d' erba medica e di fiori, come per magia. Qui, in questo paese, dal nome che indica il gerundio del verbo amare, gli abitato sembra adattarsi a quel tempo verbale. Un presente attivo e continuativo, e così sono essi, operosi, infaticabilmente silenziosi, stabili come i loro monti. Ieri sera pensavo come questo mio tempo con lei, che snocciola immagini passate, si nutre di presente e postula un futuro, sia ormai come questo paese, con quel nome al tempo gerundio presente, con suffisso pronominale al femminile: Amandola. E se la mia mente chiede al mio cuore come passare questo ultimo scorcio della mia vita, esso risponde con una sola parola: amandola. Perchè amore chiede amore e solo amandola può trovare il senso del suo chiedere. Nel caos moderno del nostro girovagare mediatico, forse ho trovato il cosmos, quel lampo che da senso alla confusione. Perciò mi fermerò qui, a pensare, nell'antica piazza di Amandola, davanti al teatro La Fenice, un gioiellino di acustica e architettura. A pensare come, al di là dei modi in cui stare assieme, l'importante è essere venuti ad Amandola, per scoprire che voglio vivere amandola. Poi, mentre penso, e i monti lì dietro ascoltano questo mio pensare, sento tirare il guinzaglio. Silvestro è saltato sulla panchina, è tutto arruffato, la coda gonfia e la schiena inarcata. Guardo rapido, di là dalla piazza, un pastore maremmano che lo guarda e abbaia un po'. Rido, e rido ancora. Chissà se a vivere assieme dopo un po' si rischia di diventare come cane e gatto? In attesa di sciogliere il dubbio, alzo il bavero del giaccone, mi riparo dal freddo e continuo questa mia vita da Casalingo.
Quasi Disperato 
Non mi sono ancora ripreso. Ieri sera stavo sistemando i panni estivi nelle scatole, tutti per benino, ed avevo messo da parte quelli destinati al riciclo in un sacco. Poi sento suonare, è lei che passa a trovarmi, e così lascio il lavoro da finire. Quando se ne va, finisco di chiudere le scatole con il nastro e le lascio lì: domani le metterò in soffitta, mi dico. Le finestre sono ancora aperte, fa caldo, e poi meglio far passare aria. Dopo un po' di tempo, ad un certo punto cerco Silvestro, ma non lo vedo. Faccio il giro delle terrazze, guardo un po' tra il buio e la luce esterna, ma niente. Ma dove si è cacciato? Chiamo, ma niente, non risponde. Vuoi vedere che è finito nell'appartamento a fianco, che, fra l'altro, è vuoto, con i proprietari che se ne sono tornati in città? Mi sporgo, chiamo "Silvestro...!!!", ma niente. Comincio ad essere seriamente preoccupato. Guardo sotto i letti, dietro agli angoli, sulle sedie, niente. Oddio, ma non sarà caduto di sotto? Non mi sento affatto bene. Ma non è possibile, è così prudente, e la terrazza ha un cordolo di cemento abbastanza largo e lui ci passeggia sopra. Poi l'occhio mi cade su una delle scatole, sento muovere e un flebile miagolio che ne esce. Tiro via il nastro e dopo un secondo salta fuori lui, come un razzo. Ma Silvestro, possibile che non mi riesce di lasciare una scatola aperta che ti devi infilare dentro, nascosto tra i vestiti? Poi rido, come in una liberazione dall'ansia. Silvestro, come farei senza di te? Sei proprio l'incorreggibile, inafferrabile e indipendente compagno di questo Casalingo.
Quasi Disperato 
Oggi ho preso una strada diversa dal solito. Sono salito in collina. A pochi chilometri dal mare il paesaggio muta quasi totalmente, se non fosse che in quel luogo numerose grotte di tufo e un laghetto quasi salato stanno a testimoniare che lì, tanto tempo fa, arrivava il mare. La strada sale e s'attorciglia su se stessa, danza sul fianco di colline basse e boscose. Poi, quasi all'improvviso, dietro un'ultima curva appare una pineta, un prato quasi pianeggiante, panchine e una fonte fresca l'acqua. In fondo, un piccolo santuario di campagna, tanto piccolo quanto frequentato. Qui stamattina sono salito con lei e con Silvestro, che conosce questi posti a memoria. Lo libero dalla gabbietta e lo lascio con un lungo guinzaglio. Lui guarda in giro, ispeziona, annusa con noi quest'aria piena di resina, incredibile fresca per un posto a tre chilometri dal mare. E noi due ce ne stiamo lì, a parlare, tenendoci stretti ogni tanto. Due sorrisi che diventano uno, due sguardi che diventano uno solo. Com'è potuto accadere? Non lo so, ma è successo. Alchimie del corpo e dello spirito, atmosfere che si illuminano, tra cielo e terra, con il vento leggero che fa muovere quei lunghi capelli. Affinità elettive, così le chiamò Goethe. Io resto ancora sorpreso, stupito di come ci si possa divertire, anche perchè la battuta, come sapete, non mi manca di certo. Però, sarà forse per il posto, sarà che c'è aria d'eternità in questo luogo tra mare e campagna, fatto sta che tutto accade così, improvvisamente. "Ti piace quella chiesetta?" faccio io. "Sì, è molto carina." e sorride. "Immagino quanto deve essere bello
un matrimonio fatto qui." Lei si fa seria, come se una nuvola passasse tra i suoi pensieri. "Sarà carino forse per altri." "E se lo fosse per noi?" butto lì. Lei si ammutolisce: "Casalingo, non prendermi in giro, non su questo, non scherzare ti prego." Potrei a questo punto chiudere il discorso e parlare d'altro. Invece no. "Non scherzo." faccio io, "Mi piacerebbe proprio. Ti amo. Sposami." Lei mi mette le braccia, anzi le mani attorno al collo, ride, piange e fa finta di strozzarmi, e ride e piange. "25 anni ti ci sono voluti per dirmelo.
E' la tua risposta definitiva?" dice ridendo tra le lacrime che scendono. "L'accendiamo?" rispondo io, e imito Jerry Scotti. Un lunghissimo bacio nel silenzio, quando sento una coda che mi solletica il naso...E' Silvestro che vuole le sue crocchette! Stavo sognando, sono sul mio letto e sono le 6 e mezza di mattina. Mi alzo in fretta, e non ho capito se ho fatto un bel sogno o ho avuto un incubo
. Però oggi la chiamerò, anche se non ci siamo mai decisi a fare il grande passo, per tanti motivi, per tanto paure, forse stupide. E se i sogni son desideri, allora bisognerà che ci pensi su. Non è detto che debba fare sempre la solita vita da Casalingo.
Quasi Disperato 
Spesso sento dire che tutto dipende da te, dalla tua mente, da come guardi il mondo. Eppure non riesco a credere che sia sempre così. La vita infatti a volte prende strade imprevedibili. Percorsi strani, vie oblique, che non sempre sono facili da riconoscere ed affrontare. Una volta, quando ero bambino, pensavo che la vita fosse come la piccola via che stava sotto quella casetta, dove abitavo con i nonni. Era vicino ad una chiesa, con un ampio cortile pieno di sole, nel quale giocavamo, io e i miei amici. Stavamo lì, in pomeriggi assolati, tra il caldo dell’asfalto e il fresco delle alte siepi e degli alberi, sotto un cielo terso e immobile. Le ragazzine che ci guardavamo, mentre ci accapigliavamo dietro ad un pallone, ridevano e camminavano nelle loro gonnelline chiare, e quando rubavi ad una di loro un piccolo bacio, pensavi che la tua via sarebbe stata semplicemente diritta. Come quella costruita dai tuoi genitori, e dai tuoi nonni. Una vita in cui tutto si dipana verso un lieto fine, come nelle fiabe che leggevi o che andavi a vedere al cinema, qualche volta. Invece adesso so che, nel cuore di ciascuno di noi, non tutte le vie sono dritte, e che perciò a volte bisogna guardarsi da chi incontri. Perché la via obliqua, che di rado attraversa le nostre città, è a volte presente nel cuore dell’uomo. E la scopri proprio quando pensavi che non ci fosse. Così può succedere di camminare in una sorta di "Nube della non conoscenza": nulla è come appare, ma ciò che appare viene spesso interpretato in malo modo. Per cui rimango sovente nello spazio piccolo e rassicurante della mia cucina virtuale di Casalingo, senza però perdere la speranza. In fondo ogni tanto qualcuno che ci sorprende o che ci sopporta si trova. E quindi non demordo e, armato di coraggio, vado avanti in questa vita da Casalingo.
Quasi Disperato 
Non so perché ma succede quasi sempre. Non riesco quasi più ad andare al supermercato senza trovarmi ad interagire con la signora di turno che attacca bottone. Succede in tutte le situazioni. Le signore in questione sono spesso accompagnate a fare shopping dalle figlie, o da bambini piccoli. A volte sono anche sole, ma una caratteristica comune ce l’hanno: sono rigorosamente senza marito o compagno. E non solo, anche le signorine ci si mettono, visto che ormai le nostre ragazze non sono certo timide com’eravamo noi all’epoca. Io non so perché, ma un uomo con il carrello ha un fascino sottile, ma cmq presente nell’immaginario mentale e ormonale delle donne. Argomenti o scuse per il rimorchio? Le più svariate. Si passa da “Per favore mi può prendere quella cosa che non ci arrivo? ( e io non arrivo a
Ma l’istinto all’incontro discreto e sentimentale non è solo delle donne: riguarda in qualche
maniera le femmine di mammifero. Ricordo che, quando abitavo con i miei, c’era una gatta tigrata grigia, che quando mi vedeva seduto al computer o a guardare la tv, cominciava a fare le fusa e a girarmi attorno; ma non saltava sulle ginocchia se non dopo essersi accertata per bene che non ci fosse nessuno in casa o nei paraggi della stanza. Guardava e riguardava più volte in giro, poi, se proprio non vedeva nessuno, saltava su e si accomodava, facendo le fusa. Che furbona!
Alla fine il gioco della seduzione è comunque divertente, e voi siete troppo simpatiche. E io, rigorosamente eterosessuale, non posso che stare a questo vostro gioco, così carino perché fatto d’istinto. E il supermercato, al di là di ogni logica aspettativa, diventa terreno di caccia per le donne che, senza saperlo, incontrano questo Casalingo.
Quasi Disperato 
Signori, il re è morto, viva il re. Spegnamo la TV, perchè non sarà più la stessa. Addio semplicità, riservatezza, stile e professionalità. Avanti l'aggressività, l'insulto facile, la ricerca morbosa di fatti piccanti o di inquadrature ad hoc. La morte di Mike Bongiorno, sia pur in età avanzata, e quindi del tutto naturale, segna cmq la chiusura di un epoca. Un epoca fatta di comunicazione semplice, ma non stupida, di signorilità senza freddezza, di pulizia e innovazione. Questo è stato Mike in questi 50 anni di TV. Prima alla Rai, poi a Mediaset, e poi alla radio e con i fenomenali spot dell'ultimo anno in compagnia di Fiorello, è stato uno che si è sempre messo in gioco senza strafare. E il fatto che la TV entri nelle nostre case fa sì che oggi ognuno ne abbia un ricordo personale, legato alle
sere del giovedì, che era il suo giorno di trasmissione, o a ricordi di Sanremo o Miss Italia. Ci mancheranno le gag con Fiorello, che ne faceva una magnifica imitazione a "Viva Radio 2", ci mancherà la sua umanità e la sua professionalità con le vallette, tutte belle e giovani, che hanno lavorato assieme a lui senza uno scandalo, una per tutte la ancor bella Sabina Ciuffini, con lui nel celebre "Rischiatutto". Oggi, in questa cucina virtuale, spegnerò la TV, e immaginerò Mike a far domande al Padreterno mettendo nelle cabine del Paradiso santi ed angeli. Lo immagino così, perchè uno così non può essere che in cielo, e da lì starà accanto a noi, forse nei momenti più difficili, a dirci ancora una volta, dall'alto: "Allegria!" e a farci sorridere ancora con le sue gaffes. Un pezzo di storia che se ne va, ma che rimarrà sempre nel cuore degli italiani, compreso questo Casalingo.
Quasi Disperato 
Sono strani giorni questi. Avrei molte cose da fare, e non riesco in nulla. Avrei molti progetti importanti, in vista di quest'ultima parte dell'anno, eppure non c'è nulla di entusiasmante. Nulla che mi faccia smettere di galleggiare nel mio piccolo stagno, invece di cercare il mare aperto o per lo meno un fiume che scorra e muova le acque dentro la mia anima. E ritorna la paura, la paura di diventare vecchio "dentro", di non riuscire più a tenere il passo di questi tempi cosi turbinosi e offuscati. La voglia di scrivere, di riflettere, di comunicare pensieri ed emozioni si scontra spesso con la paura di essere mal giudicato o frainteso, in un momento dove qualsiasi cosa sembra grigia e complicata, anche e soprattutto il semplice volersi bene perché stiamo tutti nello stesso mondo, alla fine. Così, tra slanci e prudenza, tra
sorrisi e dubbi, passo da facili entusiasmi di fanciullo a penosi interrogativi di uomo ormai adulto. Quindi, come sempre "essere o non essere: questo è il problema". Meglio un sano entusiasmo nel comunicare con il rischio concreto di qualche sonora batosta, o forse è meglio che me ne stia qui " come una cosa posata in un angolo e dimenticata"? L'istinto mi porta verso la prima via, la ragione mi porta verso la seconda. E un sano equilibrio, come ben sapete, non esiste se non nei libri di psicologia. Per adesso una cosa la farò di certo. Andrò in cucina a preparare qualcosa per stasera e per domani, con Silvestro che si strofinerà tra le gambe, per convincermi a dargli qualche bocconcino. Sarà un'altra serata da Casalingo.
Quasi Disperato 
E' ancora abbastanza caldo da confondermi le poche e ben confuse idee rimaste superstiti da questa estate bellissima e caldissima, ma non fino al punto da non vedere qualche cambiamento. Saranno le giornate più corte, sarà che Silvestro comincia a non dormire più rigorosamente sul pavimento, fatto sta che pian piano il dipanarsi dei giorni diventa più lento, di quella malinconica e meravigliosa lentezza che riempie i colori dell'autunno ormai vicino. E intanto ritrovo su Facebook alcuni vecchi amici che sono vicini nel mio cuore, ma lontani per motivi di lavoro: amici mai lasciati del tutto, soprattutto dentro di me, e spesso rimpianti, nei momenti in cui vorresti parlare, o semplicemente scherzare. Assieme a questi sono confluite una serie di signore e signorine, conosciute un po' qui, e quindi distanti, un po' nella mia vita di tutti i giorni. Io non penso di aver fatto niente di particolare per meritare tanta fiducia. Sono semplicemente consapevole che le giovani generazioni usano questi mezzi in maniera normale, e non paranoica, come invece può succedere a quelli della nostra generazione. Semplicità, sincerità, divertimento e voglia di vivere: questo trovo in questi nostri giovani, assieme a tanta sensibilità e qualche insicurezza. Non è vero che i ragazzi e le ragazze sono solo quelli che vanno a finire in cronaca nera o al Grande Fratello. La
generazione che ci segue mi sembra invece molto pulita, generosa, dedita molto spesso agli altri. Pur nella limitatezza delle risorse, e nella nostra incapacità di trasmetter loro dei valori solidi. Nonostante questo limite, che è di noi adulti, trovo veramente affascinante e anche divertente essere a contatto con questa massa di giovani, a volte neanche maggiorenni, che si tengono in contatto in questa maniera. E così penso che anche per loro sarà lo stesso. Anche se ho i capelli bianchi e qualche ruga. Anche se sono spesso un padre o uno zio adottivo, di fatto è positivo crescere assieme a loro anche per questo Casalingo.
Quasi Disperato 